Il Moderno Prometeo

La data che mi sono fissato per la pubblicazione di Frankenstein (data completamente auto-imposta) si sta avvicinando, e ho pensato fosse opportuno dedicare qualche riga ad uno dei miei testi preferiti.
Frankenstein è uno di quei romanzi che vengono affibbiati agli studenti di liceo di tutti il mondo, me compreso: alla tenera età di 16 anni, però, non avevo le facoltà mentali (né la voglia) per comprenderlo appieno. Frankenstein, così come altre decine di romanzi, sono stati spacciati per letti mentre in realtà ci si affidava principalmente ai vari riassunti trovati in internet per fare una bella figura in classe con il minimo sforzo possibile.

Fortunatamente, con gli anni si cambia. Tediato dalle lezioni universtarie ho deciso, quasi per caso, di riprendere in mano alcuni di quei testi considerati classici che con tanto ardore ho evitato in adolescenza. Complici le edizioni economiche Penguin (e successivamente quelle Feltrinelli) che permettono di costruirsi una libreria di perle del passato per pochi Euro a libro, ho finalmente (ri)letto Frankenstein: grazie ad un mentalità relativamente più matura sono stato in grado di apprezzare a fondo il messaggio della giovane Mary Shelley (tra l’altro mia coetanea all’epoca in cui scrisse il romanzo).

Il problema di un testo del genere, che sta per compiere 200 anni, sono le concezioni sbagliate che ruotano attorno al titolo: la prima di queste, ad esempio, è che il mostro viene erroneamente chiamato “Frankenstein”. Il mostro, o creatura che dir si voglia, non aveva un nome. Frankenstein era semplicemente il cognome del suo creatore, il giovane Victor da Ginevra.
Nell’immaginario comune ormai, la creatura ha il volto di Boris Karloff (così come Dracula viene visto con il volto di Bela Lugosi), che di per sé non sarebbe una cosa sbagliata, considerando anche che l’artista si è ispirata a lui per la creazione della copertina: sbagliato è invece attribuirgli un nome che non è il suo. Oltre ad un primo adattamento cinematografico del 1910, la vera esplosione dei film basati sul romanzo di Shelley è avvenuta dal 1931 con il Frankenstein interpretato, appunto, da Boris Karloff.
Da allora, come è consono alla tradizione Hollywoodiana, il filone è stato spremuto e stravolto in tutta la sua essenza: basti pensare che dal 1931 al 1948 sono stati girati ben otto film. Tra questi, troviamo anche i fantastici “La Moglie di Frankenstein”, “Il Figlio di Frankenstein”, “Il Fantasma di Frankenstein”,  e l’immancabile “Frankenstein contro l’uomo lupo”. 

La colpa non è da attribuirsi principalmente ai registi o gli autori di questi film, ma all’influenza esercitata dalla società: così come per i vampiri, che da affascinanti nobili dell’Est sono diventati teenager promiscui sfavillanti, anche il mostro di Frankenstein ha subito delle enormi variazioni nel corso dei decenni per adattarsi a ciò che il pubblico voleva vedere. Ecco che durante la seconda guerra mondiale il mostro di Frankenstein incarnava gli abomini del nazismo, o durante un periodo in cui l’interesse verso il gotico e l’orrore erano ai minimi termini ecco che viene fuori un mélange più orribile dei mostri stessi ossia “Dracula contro Frankenstein” del 1971 . Ora, a parte tutto, qualcuno mi deve spiegare la correlazione tra i due. “Dracula contro l’Uomo Lupo” posso anche capirlo, con un enorme sforzo mentale, in quanto si trattava del 1943… Ma davvero, Dracula contro Frankenstein non riesco a concepirlo.

Abbiamo dovuto aspettare il 1994 per essere finalmente benedetti da un adattamento cinematografico quanto più fedele possibile al romanzo della povera Shelley, che a questo punto avrà già fatto diverse piroette nella tomba. Parlo del film “Frankenstein di Mary Shelley”  diretto da Kenneth Branagh e interpretato da Robert de Niro. Questa volta aver messo il nome dell’autrice nel titolo del film ha aiutato in termini di fedeltà, ma non è sempre così. Vero, Coppola? Ora solo perché hai messo “di Bram Stoker” alla fine del tuo Dracula non vuol dire che puoi prenderti tutte le libertà che vuoi.

Terminata questa piccola parentesi, torno al mio punto principale: se dovessimo chiedere a una qualsiasi persona per strada di descrivere Frankenstein, la prima cosa che direbbe sarebbe “quel mostro cattivo verde, quello lì con la testa squadrata con due viti incastrate dentro”. Non penso che questo ipotetico interlocutore ci degnerebbe di una risposta tipo “Ah, il giovane dottore di Ginevra che ha creato un mostro che altro non voleva che sentirsi accettato, mentre tutti lo odiavano per la sua diversità spingendolo alla fine all’odio e alla violenza”.

E’ per questo che il mio prossimo audiolibro sarà, appunto, Frankenstein di Mary Shelley. E’ il mio personalissimo tributo ad uno dei romanzi più significativi della storia. Un modesto tentativo di redimere il mostro e il suo creatore.

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